Se dovessi trovare una parola per descrivere la settimana appena trascorsa, la prima che mi verrebbe in mente sarebbe follia: tutto inizia con il volo per Amsterdam per visitare la mia amica Anni per una settimana di vacanza. Sono leggermente allibito dalle restrizioni sul peso del bagaglio a mano con Alitalia – 5kg – anche se in fondo è stata un’ottima idea portare una valigia in più per i souvenir. Ad ogni modo, una volta giunto all’aeroporto di Schiphol, la prima cosa che realizzo è che, probabilmente, pantaloncini e magliette estive non sono la scelta più indicata per un viaggio nei Paesi Bassi.
Incontrata Anni all’aeroporto – dopo circa 5 mesi – ci dirigiamo in treno verso Leiden, la città dove vive. I treni in Olanda hanno un che di costoso: pensavo che fossero perfetti-e-sempre-in-orario, ma non succede così nemmeno qui. Arriviamo a destinazione in una quindicina di minuti ed impieghiamo lo stesso tempo per una passeggiata dalla stazione a casa: Leiden è una città davvero carina, con centinaia di biciclette e le tipiche case olandesi con il loro particolare tetto appuntito.
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Ancora non lo sapevamo, ma la casa di Anni sarebbe presto divenuta il principale problema della vacanza: situata in un sottotetto, la casa ha due stanze, una piccola cucina e un bagno che sarebbe inutilizzabile da persone più pesanti di 80kg; dopo aver piazzato le mie cose nella stanza “libera”, affittata da qualcun altro fino a pochi giorni prima, prepariamo un veloce spuntino e ci dirigiamo a visitare la città. Ora, vi starete probabilmente chiedendo perché la casa fu così problematica, ma ovviamente continuerò il mio racconto in ordine cronologico, così che non smetterete di leggerlo fino alla fine.
Leiden – e come ho potuto notare in seguito anche altre città olandesi – è piena di fast food: ingurgitai hamburger per giorni e non vedevo l’ora di gustare una deliziosa cena italiana a casa. Il primo giorno visitammo di Leiden, mentre Lunedì fù dedicato a L’Aia: avevamo in mente di visitare un mio amico italiano alla sera, in modo da guardare la partita Italia – Paraguay tutti insieme. L’Aia è leggermente differente da Leiden: anch’essa calma e carina, era colma di Olandesi vestiti in arancione per via dell’incontro con la Danimarca; ci avvicinammo agli schermi per vedere il risultato due volte, ed in entrambi i casi l’Olanda segnò un gol: gli olandesi dovrebbero ringraziarci.
Comunque, ci accorgemmo presto che visitare l’Aia dal mattino alla sera è forse troppo, quindi decidemmo di raggiungere un’altra città per qualche ora: la scelta cadde su Delft. Spostarsi da una città all’altra richiede pochissimo tempo ed anche in questo caso non impiegammo più di 15-20 minuti. Anche Delft è particolare, piccola e con una bellissima piazza in cui Anni decise di mostrare al mondo la sua abilità di indossare i collant in pubblico: memorabile il suo “ed ora che faccio?” una volta realizzato che non è certo la cosa più semplice da fare senza che la gente si giri a sbirciare.
Tempo di tornare all’Aia, dove incontammo il mio amico – Luca – e con un altro ci recammo al pub in attesa della partita. Anche se non era un fast food, la mia cena fu un altro hamburger: stile di vita meraviglioso. Meglio non commentare il risultato della partita (e nemmeno la reazione di Luca quando l’Italia segnò).
Amsterdam fu la destinazione per il terzo giorno: immaginavo di trovarmi davanti una città più caotica e confusionaria, ma non fu così; certamente era molto più viva di persone, soprattutto nelle vie principali – piene di coffee e sexy shop, direi – ma non certo comparabile con il casino nelle città che amo di più (qualcuno ha detto Tbilisi?). C’era una mostra fotografica in una chiesa, quindi decidemmo che saremmo dovuti tornare.
Ma spendiamo un paio di parole sulla chiesa; come molte altre in Olanda, anche questa è teatro di mostre e concerti: molto probabilmente il dio olandese ama il divertimento. La seconda cosa simpatica che mi colpì è il luogo in cui si trova: proprio all’inizio del quartiere a luci rosse, circondata da sexy shop che propongono tutto ciò che si ha bisogno per una notte di divertimento. In ogni caso, visitammo il quartiere a luci rosse, a quell’ora (sfortunatamente
) non completamente al lavoro; potete comunque trovare a qualsiasi ora una fanciulla disposta a soddisfarvi – cosa non molto diversa da ciò che accade in altri Paesi, aggiungerei.
Quella sera, Anni aveva lezione all’Università e mi si presentarono due scelte: unirmi a lei per 4 ore di lezione sul management (o marketing o qualsiasi cosa fosse) oppure visitare di nuovo L’Aia, dove Luca avrebbe sperimentato la preparazione delle lasagne; non c’è bisogno di dire quale fu la mia scelta, comunque ottima. Meta successiva, Haarlem: andammo di nuovo in treno, senza particolare entusiasmo, ma alla fine ci accorgemmo che è forse la città più bella visitata in questi giorni. Piena di vita, gente in giro, piccola e decisamente bella.
Apriamo una piccola parentesi prima di parlare di Giovedì: i vicini di Anni. Entrammo a casa loro un paio di volte per tentare di sistemare i problemi con internet, che non funzionava a casa nostra da una settimana: persone decisamente strane, con un cane solo apparentemente cattivo, un gatto ed alcuni rettili tra cui due meravigliosi serpenti lunghi qualche metro. Dal loro appartamento un cavo ethernet avrebbe dovuto connetterci al magico mondo della Rete, ma siccome non sembrava funzionare a dovere, chiamammo i proprietari per verificare il problema.
Finalmente, Giovedì: al mattino andammo di nuovo ad Amsterdam per la mostra di foto; apparentemente la giornata sarebbe stata calma, ma alla fine si rivelò la più lunga e folle di sempre: di ritorno dalla capitale, Anni mi invitò a partecipare al meeting del Business Club insieme con un suo professore ed alcuni compagni di Università in un bar di Leiden. La mia partecipazione al meeting segreto – che mi ricordò Fight Club – fu accettata e mi fu anche chiesto di dire un paio di frasi di introduzione: “Salve, sono Davide Cassenti, dall’Italia e sono qui per vacanza. Partecipo all’incontro del Business Club perché altrimenti sarei dovuto stare a casa da solo.” fu senza dubbio la migliore introduzione del giorno.
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Decisamente noioso per un informatico come me, il meeting durò circa un’ora, dopodiché Anni andò al lavoro, mentre io decisi di visitare a piedi tutta Leiden. Tutto sembrava andare per il verso giusto, finché non ricevetti un messaggio da Anni nel quale mi diceva che i padroni di casa erano entrati, avevano visto le mie cose nella stanza proibita (tutto è vietato lì) e si erano infuriati. Anni finì di lavorare poco dopo e tornammo a casa; dove trovammo la grande sorpresa della settimana.
I proprietari non solo si erano arrabbiati con noi: avevano anche portato via tutto dalla stanza, incluse le mie valigie, il computer, i vestiti e tutto il resto. In un minuto diventai come un vagabondo, con la mia macchina fotografica soltanto. La casa è piccola, quindi non impiegai molto ad accorgermi che avevano effettivamente rubato tutti i miei bagagli; e mi incavolai non poco. Tentammo di chiamarli per chiedere spiegazioni, ma siccome non volevano parlare con noi, decidemmo che la cosa migliore da fare era recarsi alla polizia. E lì avemmo la seconda sorpresa.
La prima cosa che uno si aspetta di ricevere in polizia è aiuto: ciò sarebbe normale in qualunque Paese di qualunque continente; spiegammo la situazione e ciò che ricevemmo fu una semplicr risposta: “aspettate domani: probabilmente l’hanno fatto solo per spaventarvi”; e mi incavolai il doppio. Come diavolo può un poliziotto dirti che è tutto uno scherzo, senza nemmeno chiedere nomi o documenti? Mi sto ancora chiedendo questo, visto che rimasi scioccato e senza le mie cose. La serata finì comunque con un drink: eravamo troppo nervosi per tornare subito a casa e la passeggiata ci aiutò a tornare alla normalità – se possiamo così definirla.
Quella notte ero così nervoso che non potei dormire più di qualche ora: alle 6 ero già sveglio, in attesa di riavere indietro le mie cose. Quando Anni si svegliò, chiamò i proprietari e questi ci dissero che avrebbero riportato tutto quella sera, ma che avrei dovuto pagare la settimana di uso della stanza. Decidemmo di evitare i problemi, quindi accettammo di aspettare qualche ora e decidemmo di continuare il nostro viaggio, tentando di avere un po’ di divertimento in un Venerdì uggioso. Prendemmo il treno per Alrmaar, cittadina famosa per il formaggio ad un’ora di treno da Leiden. La città mi piacque molto: in qualche modo ricorda Venezia, anche se la nostra città ha quel qualcosa che la rende unica; sfortunatamente perdemmo il Mercato del formaggio che si tiene ogni Venerdì mattina, ma visitammo un negozio dove acquistai un interessante formaggio al wasabi completamente verde (sì, il formaggio è verde) ed alcuni altri: se qualcuno volesse favorire, siete i benvenuti.
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Il giorno successivo è oggi: sveglia alle 7, tempo di prendere l’aereo per tornare in Italia. La cosa migliore della giornata è il fatto che il volo è Alitalia: grazie all’italiano come lingua principale, ho finalmente capito cosa dice il pilota nei microfoni poco prima di atterrare – ed ora sono felice. Il volo è stato piacevole, ma non posso dire lo stesso sul tempo: ancora più triste e piovoso della fredda Olanda. Grazie al cielo una deliziosa carbonara ha salvato la giornata.











